kant

Sapere Aude

Era il 1784 quando Kant scriveva il saggio Risposta alla domanda: cos’è l’Illuminismo (Beantwortung der Frage: Was ist Aufklärung?).
Ecco come Kant definisce l’Illuminismo:

“Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto d’intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’Illuminismo.”
Ora. Consideriamo come si è evoluta la storia dell’umanità, in particolar modo quella occidentale. È innegabile che a livello morale gli uomini siano piuttosto restii a imparare dai propri errori. D’altra parte è però indubbio come – benché in modo totalmente differente dagli auspici positivisti che proprio in seguito all’Illuminismo si sono affermati – che un certo progresso da parte dell’umanità ci sia stato, a livello scientifico e culturale.
In questo preciso momento però rileggo le parole di Kant e osservo la realtà italiana (non conosco ovviamente la situazione di altri Paesi da poterne dare un giudizio sociologico). Incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Penso a questo e lo raffronto con quel che osservo. Cosa vedo? Iperbolizzazione del populismo. Demagogia. Involuzione scientifica e culturale. Il veganismo assolutizzato (con tutti i fruttarianesimi e i breatharianismi che si tira dietro), l’opposizione alla ricerca scientifica, l’opposizione cieca e paralogistica nei confronti di qualsiasi tecnologia, la credenza in teorie a-scientifiche, mistiche, esoteriche, magiche. Ma potrei continuare all’infinito; il pattern sociologico è sempre lo stesso e tutto viene unificato nella “incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro”. L’incapacità di utilizzare la logica, strumento che formalizza l’operare del nostro intelletto.

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