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Il caso Hello Kitty: essenza ed esistenza

È notizia recente che Hello Kitty in realtà non è un gatto. Esatto, avete capito bene. Quando ho letto i vari titoli della notizia il mio cervello ha subito fatto un parallelismo con Hello Spank: chissà perché da piccola ero convinta che fosse un gatto. Forse perché inspiegabilmente tutti i suoi amicetti erano gatti (ciao Torakiki, amore mio). Ero quindi pronta a fare i conti con un ennesimo trauma relativo alla mia infanzia (anche se nulla in realtà è paragonabile a quando sono venuta a conoscenza delle censure di Georgie, quella sì è stata una botta devastante. Tralasciando per un attimo il fatto che quando è scoppiata la Hello Kitty mania non ero più infante da un pezzo (perlomeno qui in Italia, dato che la gattina più inquietante del Sol Levante è stata creata negli anni ’70 e io non sono così vecchia). E che abbia sempre trovato la non-gattina estremamente creepy (con l’unica eccezione della mitica collezione in collaborazione con MAC di cui conservo gelosamente un paio di pezzi da collezione guaiavoisecercheretediportarmelivia).

Ma veniamo al dunque: la nostra Kitty non è un gatto. Frugando tra le parole spese a riguardo – immaginandomi rivelazioni sconcertanti, da fare a gara con Il libro degli esseri immaginariBorges, leggetelo) – vengo in realtà a scoprire la vera verità riguardo a Hello Kitty.

Questo quanto viene riportato dalle più variegate testate:

Hello Kitty is not a cat. She’s a cartoon character. She is a little girl. She is a friend. But she is not a cat. She’s never depicted on all fours. She walks and sits like a two-legged creature. She does have a pet cat of her own, however, and it’s called Charmmy Kitty.

—Christine R. Yano, an anthropologist at the University of Hawaii and Harvard, quoted in the Los Angeles Times on August 26th

Ora. Prima della Sanrio c’è stata la Walt Disney, tanto per dirne una. Qualcuno ha presente un certo Mickey Mouse e tutto l’universo che gli ruota accanto? Quanti saggi sono stati dedicati alla scientifica rivelazione per cui il nostro Topolino in realtà non è un topo, perché altrimenti non si spiegherebbe il fatto che Pluto sia un mero cane a quattro zampe non parlante?

Potrei perdermi in molte parole esprimendo il disagio profondo e anche una sorta di imbarazzo in cui mi getta chi, non solo non tiene presente, ma proprio non considera affatto che esiste una suspension of disbelief quando si entra nel campo del fantastico e dell’immaginazione, che quelle sono le regole del gioco che tu accetti per entrare a far parte del gioco, sono la conditio sine qua non.

(All’antropologa in questione suggerirei qualche ambito di studio più fruttuoso per le sue ricerche, per esempio la Micronesia è un’area di studio molto interessante.)

Ma non è tanto questa la questione su cui volevo soffermarmi. Mettendo per un attimo da parte il disagio e l’imbarazzo e l’elasticità mentale. Mi sono invece domandata se non ci sia una spiegazione meno ovvia allo sgomento di fronte a degli animali antropomorfi. Perché ciò che per me è ovvio non è detto che lo sia per qualcun altro.

Quindi: c’è chi sostiene che Hello Kitty è un gatto. Che compie azioni umanizzate, ma resta sempre gatto. O comunque ha inequivocabilmente le sembianze di un gatto.

L’antropologa ritiene invece che, pur avendo le sembianze di un gatto, Hello Kitty in realtà non è un gatto. Per tutta una serie di caratteristiche che non fanno parte dell’essenza gatto. Si tratta di definire in cosa consiste l’essere gatto (o gattosità, che dir si voglia). Si sostiene, in questo caso, che non basta avere le sembianze di un gatto per poter essere gatto. Il cosplayer di un gatto non può infatti essere definito gatto. Oltretutto, Hello Kitty è un disegno e un disegno non ha di certo la struttura fisica del gatto. La conclusione è che Hello Kitty non è la sostanza gatto, poiché la sua essenza non coincide con l’essenza gatto. La rigorosa logica argomentativa della studiosa lega nel caso di Hello Kitty essenza ed esistenza: dallo stabilire in cosa consista l’essenza di Hello Kitty ne fa derivare l’esistenza come ente che è una ragazzina e un’amica che cammina su due zampe. Hello Kitty esiste come ragazzina, amica, su due zampe.

Il problema è che, passando dalla negazione della sua essenza come gatto, la studiosa ha definito una nuova essenza che dipinge come ente. Ma Hello Kitty non è un’ente e quindi non può essere sostanza. Ma l’essenza può essere soltanto riferita a una sostanza: in conclusione, di fatto, il problema, non esistendo, è un non problema.

 

 

 

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